Rita Valente




"Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione"
Misticamente Guy Debord prevedendo di una cinquantina di anni il futuro, parlava di una Società dello Spettacolo, inteso non come insieme di immagini, ma come un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini. Per meglio dire: ciò che appare è buono e ciò che è buono appare. E tutto ciò che non appare?
Lo scrittore canadese Douglas Coupland, esplora la realtà vissuta dalla sua generazione, tra cui l'intenso bombardamento di informazioni subìto da parte dei media, la mancanza di valori religiosi e l'instabilità economica. Coupland ci parla di giovani, bollandoli con l’appellativo di Generazione X  che è il titolo del suo romanzo più celebre e che forgerà l’omonima definizione.
Da una parte, troviamo la merce come spettacolo e l’ottundimento delle coscienze, dall’altra i giovani. Dunque, quale può essere uno dei molteplici fili che potrebbe collegare questi macrocosmi? Rifletto. Immagino di essere all’interno dello schizzo di un fumettista, accanto a me fa capolino una fantasmagorica lampadina, i fili scoperti dalla mia riflessione fanno contatto in modo tale che la lampadina disegnata si tinga di giallo. Improvvisamente,  giunge la rivelazione: “gulp!”, la risposta è SPAM.
SPAM è il nome del collettivo di giovanissimi streetartisti, o meglio definirli “stickerartisti”, annata ’84. L’Internazionale Situazionista anni ’60 sembra prendere nuova forma nei vicoli del capoluogo della bella Toscana, facendo così un gran bel torto alle parole di Coupland.  
Incognite e inettitudini sono sostituiti dai giovani e la loro arte, che è anche la nostra arte, quella di strada, quella straniera, quella sconosciuta e esecrata, che ha ancora tanto da rivendicare all’arte da museo, o se vogliamo, come lo volle definire “il giovane” Adorno da “Mausoleo”.
GUERRILLASPAM nasce a Firenze nel 2010 quasi per caso, rimanendo ancora oggi nell’anonimato “SPAM nasce per contrastare il potere massiccio della comunicazione mediatica di disinformazione.” Vogliamo ancora parlare di generazioni incognita?
Il mezzo che giustifica il suo discreto ma non invasivo fine è l’ urlo contro i cervelli lobotomizzati (venga perdonato il gioco di parole) mediati dai media. Il movente è la libertà di espressione, quello che la televisione italiana si guarda bene dal dire, il pensiero anestetizzato di giovani e meno giovani, il pensiero condiviso ma censurato, omesso, dimenticato, calpestato e mascherato. L’ arma  impugnata è un indelebile nero che deciso, disegna le parole non dette, inizia la GUERRILLA e inizia lo SPAM.
Istantanee rinvenute nell’intricata rete informatica ci mostrano giovani ragazzi dal volto coperto, scarpe da ginnastica e felpe, che iniziano ad invadere le strade di Firenze. Dopo Firenze  la “spamania” irrompe nei centri storici di Arezzo, Milano, Torino, Benevento, Salerno e Roma sino a raggiungere Istanbul. Le immagini sono subito riconoscibili, e tale riconoscibilità rappresenta uno dei punti di forza del collettivo. L’intento è “fare spam tra la gente, per la gente”. Ogni nuovo intervento viene preventivamente segnalato nell’aggiornatissimo blog, curato dagli stessi autori, che hanno premura di aggiornarlo ogni qual volta si concluda un azione, documentando ogni singolo attacco con numerose fotografie, descrizioni e video. Si crea così  un’atmosfera di suspense tra gli appassionati.
Sfruttando la rete, SPAM ha la capacità di creare una vera e propria storia, con un proprio pubblico sempre più numeroso, sempre più eterogeneo, SPAM diventa paradossalmente un marchio e crea attorno ad esso una rete di fidelizzazione. Ma con un po’ più di attenzione, il tutto non si riduce a una moda o a una tendenza poiché il pensiero del collettivo è organizzato, esso cerca di sfruttare ogni mezzo possibile per destare i nostri cervelli, e l’evento, a mio parere straordinariamente performativo, risiede proprio nella tattica utilizzata, ovvero, come è solito dirsi: vicino gli amici, ancor più vicino i propri nemici. Così, tenendo fede ai vecchi detti popolari, SPAM usufruisce dell’oggetto contestato avvalendosi delle telecomunicazioni.
Percorrerò le strade del centro storico in un giorno qualunque, non importa dove io sia, potrò parlare al cellulare, essere in compagnia, oppure passeggerò in solitudine. Il mio sguardo si stancherà di guardare un piede e poi l’altro percorrere il noioso tapis roulant dell’asfalto, così alzerò il naso da terra e guarderò un muro, lo guarderò perché non sarà la solita pubblicità di avvenenti conduttrici televisive che sponsorizzano delle dentiere, non sarà neanche il volto di un politico, che con il suo sorriso mi convincerà a rimanere nel letto il giorno delle elezioni. Capiterà quel giorno in cui solleverò lo sguardo e guarderò qualcosa di nuovo, che mi dirà qualcosa di perturbante proprio perché non mi è mai stato detto in questo nuovo e spregiudicato modo, e infine, proprio perché, probabilmente, il mio sguardo è stato addomesticato a vedere solo politici, deliziose conduttrici e denti.
Guarderò uno sticker di GUERRILLASPAM: il bianco e il nero, come i colori della tv senza segnale, fanno da sfondo a sagome antropomorfe a metà strada tra i manichini e i mezzi busti di De Chirico e le sacre immagini medievali o il tratto delle celebri illustrazioni del Vecellio (“Habiti antichi, et moderni di tutto il mondo” del XIV secolo). Le figure di SPAM non hanno abiti, sono discinti manichini acefali e la loro testa è sostituita da schermi televisivi, ogni particolare ha una voce, ogni particolare è loquacemente voluto. Osservo i disegni e negli attacchi urbani di SPAM vedo dei richiami al grande Dalì e a Modigliani per quel che riguarda i corpi femminili; ritrovo qualcosa anche del noto streetartista del momento Blu per quel che riguarda l’uso delle catene e delle teste a forma di tv. Se si indaga invece nella filosofia sottesa di SPAM, ci si accosta al guerrilla marketing e alla poetica più in generale del celebre e tanto discusso Banksy. Infine mi vengono alla mente le operazioni dell’artista fluxus di origini sudcoreane Nam June Paik per ciò che riguarda l’uso dissacrante del famigerato apparecchio a colori che tanto ha mutato il mondo.
Le reazioni dei passanti che si imbattono nelle immagini spam sono dissimili, esse suscitano ammirazione, interesse, curiosità oppure generano sdegno, ma la cosa più rilevante è che danno origine ad un pensiero, anche solo ad una minima riflessione.
In queste immagini il sacro diviene volontariamente profano. Il collettivo attraverso un’azione di détournement (rimanendo in clima situazionista) sfrutta le illustrazioni del mondo sacro e le rende profane, per dissacrare la comunicazione mediatica.
Come dicevamo, tecnicamente, non è il caso di parlare di streetartisti, sarebbe meglio parlare di stickerartisti, contrastando quella che è la falla più comunemente riconosciuta a questa tipologia d’arte. SPAM, infatti, utilizza un metodo non permanente, nessun muro viene imbrattato e nessuna bomboletta viene utilizzata, adesivi e manifesti vengono attaccati e possono essere facilmente rimossi. E’ un’arte urbana educata che fa tanto “bravi ragazzi”.
E’ un’arte di strada non invasiva, nel contempo, entra nella vita dei passanti, degli abitanti e degli studenti che passeggiano, entra nella vita delle persone con immagini spesso anche forti ma il suo attacco è sempre rispettoso proprio perché non ti tocca ma ti invade. Il bianco e il nero lasciano un impatto forte così da diventare non semplici illustrazioni ma parte integrante dei muri, le immagini balzano agli occhi dei passanti, rivelandosi tridimensionali.
Non sono solo immagini, gli atti performativi del collettivo sembrano andare molto oltre, ingegnosa l’ idea della prima non mostra non autorizzata di SPAM organizzata ad ottobre del 2011 in uno dei vicoli storici della città fiorentina. L’operazione si è rivelata astuta per molteplici aspetti, oltre a concentrare 193 opere , alcune delle quali anche inedite, in una sorta di fantomatica antologica, allo stesso tempo la non-mostra si è rivelata strumento di forte critica al sistema dell’arte odierno. Di fatto, il circuito di gallerie, mostre, inaugurazioni e tutti i  rituali elitari che ne derivano, a mio parere iniziano seriamente a stonare con il significato più puro della parola arte, in quanto includono una ristrettissima ed esclusiva parte della società, quella che il filosofo Zygmunt Bauman ha definito liquida. La “non-mostra” è stata annunciata con una “non-conferenza stampa” il collettivo era ovviamente assente ma è stata comunicata dall’artista Clet Abraham e Samanta Monco, rivelandosi un’occasione di confronto. Ancora una volta il protagonista non era il collettivo ma la gente.
Il grande dibattito che coinvolge in prima persona noi studenti del settore, in particolar modo per il contemporaneo, vede protagonista la fruizione dell’arte e la domanda se quest’ultima possa essere effettivamente alla portata di tutti, se sia veramente per tutti. Molti esperti dell’ambito, sostengono che per leggere e interpretare l’arte sia necessario essere in possesso di determinati codici. Non sono del tutto d’accordo.
Ritengo che la creazione in generale nasca dall’imperfezione, essa sembra venir fuori da uno sforzo e dalla frustrazione e credo che proprio in questa maniera sia nata la comunicazione e il linguaggio, un forte desiderio di trascendere il nostro isolamento per comunicare in qualche modo gli uni con gli altri, probabilmente è un fatto naturale come l’istinto di sopravvivenza. Ritengo che quando comunichiamo gli uni con gli altri e sentiamo di stabilire dei contatti e crediamo di essere capiti, proviamo una sensazione quasi di comunione spirituale, una sensazione forse transitoria ma una delle ragioni per cui viviamo. Giungo finalmente a parlare di arte, essa è stata una dei primi mezzi capaci di esprimere ciò che le semplici parole avevano difficoltà a narrare. L’arte è un prezioso e incantato supporto, un linguaggio altro, fortunatamente aggiuntivo, che può arrivare a comunicare ciò che forse non saremmo mai stati capaci di condividere gli uni con gli altri. Pensiamo alla corrente del Surrealismo, che ha dato la possibilità di esprimere l’inconscio assieme al ricchissimo mondo onirico, emozioni alle quali è tanto difficile associare parole che rivelano la loro profonda inadeguatezza.
Possiamo parlare di codici di lettura se vogliamo fare della critica d’arte, se vogliamo farne un mestiere specializzato, però poi, a mio parere, ci sono manifestazioni artistiche per tutti, democraticamente unilaterali, capaci di poter raggiungere quell’empatia universale con il mondo, capaci di essere l’eco della contemporaneità e infine capaci di renderci figli e portavoce del nostro tempo. Il problema risiede nella pigrizia che ci contraddistingue, l’uomo deve iniziare ad avere il coraggio di parlare di agire e di cambiare.
SPAM, con i suoi “umili” attacchi sembra proprio dar voce a questi buoni propositi.